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politica / welfare

Combattere il lavoro nero. Parte la campagna della CGIL.

"Combattere il lavoro nero" è il titolo di una campagna nazionale di sensibilizzazione della CGIL che è stata presentata in questi giorni e che ha un duplice obiettivo: informativo e di denuncia da un lato, di stimolo all'azione del nuovo Governo dall'altro.
I numeri parlano chiaro. Secondo i dati ufficiali dell'ISTAT nel 2005 quasi 6 milioni di posizioni lavorative sono irregolari (+4% rispetto al 2004), per un valore stimato di circa il 18% del PIL (+1% rispetto al 2004). Più di 4 milioni di uomini e donne lavorano senza tutele né garanzie. Il sistema delle imprese evade completamente più di 20 miliardi di euro l'anno solo di contributi previdenziali ed assicurativi.
La CGIL ha già pronto un pacchetto di proposte da sottoporre all'attenzione delle parti sociali e del Governo, proposte che vanno nella direzione sia di promuovere e aiutare le imprese che vogliano far emergere il lavoro nero sia di reprimere e contrastare comportamenti improntati all'illegalità.
La novità di questa campagna sono gli strumenti comunicativi: un numero verde (in cinque lingue) per ricevere informazioni e denunciare condizioni di irregolarità; affissioni nelle grandi stazioni e sulle metropolitane per raggiungere gli immigrati; un sito internet dove è possibile trovare informazioni, richiedere pareri, porre quesiti, scaricare il materiale della propaganda.
Per saperne di più, consultare il sito della campagna www.nolavoronero.it link esterno

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Precarie Stanca

Precariare Stanca è il titolo di una campagna nazionale organizzata dalla Sinistra DS (ex-correntone) sui temi del precariato e del mondo del lavoro. Sul sito www.precariarestanca.it potrai trovare la proposta di legge sul precariato lanciata dalla Sinistra DS, i primi firmatari dell'appello, tutta la legislazione attuale che disciplina le nuove forme contrattuali di lavoro, il calendario delle iniziative a sostegno e i racconti in prima persona di molti precari. Ulteriori informazioni le puoi trovare su www.sinistrads.dsonline.it link esterno

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Di seguito pubblichiamo integralmente un articolo tratto da Aprile-on line (dal titolo "L'Unione per una società più equa") di Beniamino Lapadula, responsabile economico della CGIL (e iscritto alla sezione DS della Garbatella): articolo che commenta il recente dibattito elettorale sulle tasse e il programma fiscale dei due schieramenti.
Le proposte dell'Unione per la riforma dell'imposizione fiscale sulle rendite finanziarie e per la reintroduzione dell'imposta di successione sui grandi patrimoni sono state strumentalizzate in modo vergognoso dalla Casa delle Libertà, nel chiaro tentativo di usare ancora una volta l'arma delle tasse in chiave elettorale.
Al centro del Programma dell'Unione non c'è nessuna idea vessatoria, ma la proposta di un sacrosanto riequilibrio tra l'imposizione sul lavoro e quella sulle rendite finanziarie, che nel nostro Paese sono tassate con le aliquote più basse d'Europa. Quanto all'imposta di successione, la sua reintroduzione sui grandi patrimoni è una questione di civiltà: si tratta infatti di un prelievo che non si ispira a principi marxisti, ma a quello liberal-socialista in base ai quali chi ha la fortuna di nascere ricco deve contribuire all'offerta di uguali opportunità per chi questa fortuna non l'ha avuta. Prodi ha già precisato con chiarezza che non si vuole aumentare l'imposizione sui vecchi titoli di stato, ma soltanto sulle nuove emissioni, fatte salve soglie di esenzione per i piccoli risparmiatori, e che, a fronte degli aumenti, ci sarà anche un'armonizzazione che comporterà la riduzione delle imposte sui conti correnti bancari. Non è pertanto il caso che l'Unione resti sulla difensiva: come indicano numerose indagini e inchieste, da quelle di Bankitalia a quelle de "Il Sole 24 Ore", all'ultima curata dall''Associazione "Nuovo Welfare" e dalla rete di Organizzazioni aderenti a "Sbilanciamoci", l'orientamento dell'opinione pubblica in materia di fisco sta cambiando. Il tentativo della destra di far leva sugli umori profondi della società italiana che hanno fatto sentire per decenni i cittadini del nostro Paese i più tartassati al mondo e con i servizi pubblici peggiori, può essere dunque contrastato con più coraggio.
La maggioranza degli italiani mette l'evasione fiscale tra i principali problemi che il Paese deve affrontare, è favorevole alla progressività del prelievo fiscale, è convinta che il fisco sia fondamentale per far funzionare il "sistema Paese". L'opinione pubblica comincia ad avere un'idea più chiara sullo stretto rapporto che esiste tra prelievo fiscale e servizi di cui tutti i cittadini usufruiscono. Senza imposte, infatti, non potrebbero essere finanziate la sanità, la scuola, le forze di polizia, la giustizia, le infrastrutture pubbliche. Le stesse indagini ci dicono però che l'opinione pubblica oscilla ancora, che ci sono percezioni del problema non univoche. E' quindi indispensabile una battaglia culturale sulla legittimità democratica della tassazione. Le imposte, infatti, non sono buone o cattive in sé, ma solo in funzione della qualità della spesa pubblica, della capacità di garantire ai cittadini servizi e prestazioni che rafforzino la coesione sociale.
La Cgil, nel suo recente Congresso di Rimini, ha lanciato la proposta di un nuovo Patto capace di ripristinare la giustizia fiscale e reperire risorse da destinare agli investimenti, all'istruzione, al welfare. Questo impegno del sindacato è di grande importanza, ma non basta. Occorre un'iniziativa capace di coinvolgere anche settori diversi da quelli del lavoro dipendente. Il movimento per l'equità e la legalità fiscale (www.contrappunti.info), che ha debuttato con un'iniziativa pubblica lunedì scorso presentando un Manifesto sottoscritto da numerosi studiosi e da decine di Associazioni, rappresenta un primo importante segnale in tale direzione.

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